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Quando la povertà diventa miseria

Majid Rahnema

Einaudi, 2005

«Cos'è, in realtà, la povertà? Una costruzione dello spirito, un concetto, un vocabolo? Uno stile di vita, la manifestazione di una mancanza, una forma di sofferenza? Si contrappone alla miseria o ne è un sinonimo? Rappresenta un limite arbitrario stabilito dagli esperti per distinguere i poveri dai non poveri o, ancora, è una delle frontiere che separano i comuni mortali dai santi?»

Sono gli interrogativi ai quali Rahnema tenta di dare una risposta, raccontando diversi casi esemplari, dagli Amerindi del Canada ai «domiciliati sui marciapiedi» di Calcutta. E lo fa in prima persona, con le riflessioni di chi ha «toccato con mano» i risultati, spesso ambigui, dei molti programmi di sviluppo per il Terzo Mondo. Non offre facili ricette, ma invita il lettore a riconsiderare gli attuali stili di vita alla ricerca del vero significato del termine «povertà», profondamente diverso dalla parola «miseria» fabbricata dalla scintillante, quanto feroce, macchina del consumismo globale.


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Quando il lupo vivrà con l'agnello
Sguardo umano e comportamenti animali

Vinciane Despret

Eleuthera, 2004

L'immagine che abbiamo degli animali, sia sottoponendoli nei laboratori specializzati a esperimenti che spesso somigliano a torture, sia studiandoli nel loro ambiente naturale nel modo più discreto possibile, è molto cambiata negli ultimi anni.

La Despret ci dimostra con un'infinità di esempi come le pecore, i maiali, i corvi, i topi, i pappagalli, i cani, le scimmie possano trasformare i ricercatori, facendoli diventare più intelligenti, inducendoli a porre loro le domande giuste.

Sono proprio queste domande giuste a trasformare gli animali, scoprendone un'inattesa dimensione culturale. Loro e nostra. Così la scimmia, posta da Freud e Darwin alle origini della nostra specie, diventa assai più interessante quando viene studiata dal naturalista anarchico Pëtr Kropotkin.

E che cosa avviene quando le pratiche degli etologi cambiano con l'avvento delle donne nella ricerca sul campo? E che dire delle questioni filosofiche e politiche poste dalle nuove acquisizioni scientifiche e dai movimenti animalisti? - pp. 232


Qualcuno vuol darcela a bere

Giuseppe Altamore

Editore

Nel suo libro sostiene che l'acqua minerale può essere meno sicura dell'acqua di rubinetto. Da che cosa nasce questa sua idea?
Non c'è alcun mistero.

Esistono due normative, una per ogni tipo di acqua.

Il problema è che esistono due pesi e due misure: parametri più restrittivi per l'acqua di rubinetto e parametri più generosi per la minerale. Incominciamo dal numero dei parametri presi in esame: sono 200 per gli acquedotti e soltanto 48 per l'acqua minerale.

Possiamo avere un limite per i sali nell'acqua di rubinetto e nessun limite per l'acqua minerale. La concentrazione massima di arsenico nella minerale può essere di 50 microgrammi/litro (ma fino al 2001 poteva arrivare a 200!), mentre se si beve dal rubinetto il limite è di 10 microgrammi/litro, così come raccomandato dall'Oms sin dal 1993.

Come mai esistono queste differenze?
Le differenze ci sono perché l'acqua minerale è passata dalle farmacie agli scaffali dei supermercati e ha molto spesso sostituito l'acqua potabile senza che ci fosse un aggiornamento della normativa che tenesse conto del massiccio e anche eccessivo consumo di acqua minerale.

Ricordo che siamo i primi "bevitori" al mondo con 172 litri pro capite in un anno e una spesa media per famiglia di 260 euro. Ma l'acqua minerale non si può bere costantemente e in sostituzione dell'acqua di rubinetto.

Perché?
Per la ragione molto semplice: l'acqua minerale non è acqua "potabile", ma è un acqua terapeutica con indicazioni e controindicazioni che, però, non ci sono sull'etichetta. In questo periodo molte pubblicità sottolineano che la tale marca "è povera di sodio", ma se al contrario la concentrazione di questo sale è alta, non c'è l'obbligo di indicare che non è adatta per chi soffre di malattie cardiovascolari. Per non parlare dei nitrati…

Anche l'acqua minerale può avere i nitrati?
Sì, a volte in quantità superiore a quanto ne possiamo trovare se beviamo dal rubinetto. Ma non è questo il punto. La legge dice che se un'acqua contiene fino a 10 milligrammi/litro di nitrati il produttore può scrivere in etichetta che è "particolarmente adatta per la prima infanzia". Ma se quel limite viene superato non è previsto l'obbligo di indicare che può far male o è nociva perché può causare la blue baby.

Allora le etichette non dicono tutto?
Le etichette non sono limpide. Ci sono poche informazioni, per esempio manca del tutto l'elenco di 19 sostanze tossiche che devono essere tenute sottocontrollo. Chi acquista un'acqua minerale non è in grado di valutare se può bere quel tipo di acqua in relazione al suo stato di salute.

Perché nessuno interviene?
Non è facile intervenire in questo. Il settore è fortissimo: nel 2002 ha fatturato 5.500 miliardi di vecchie lire. La lobby dei produttori ha sempre cercato di evitare che fosse applicata una normativa che li penalizzasse. Almeno fino al 2001…

E che cosa è successo nel 2001?
A seguito dell'apertura di una procedura d'infrazione comunitaria, l'Italia ha dovuto giocoforza modificare la normativa e ha introdotto dei parametri più severi per alcuni inquinanti, che ha messo nei guai i produttori.

Le inchieste della magistratura si riferiscono a questi parametri ignorati?
Sì, in particolare a sei parametri relativi a sostanze chimiche organiche (idrocarburi, fenoli e altro) che non possono più esserci neppure in traccia nell'acqua imbottigliata. In questo momento ci sono 15 procure della repubblica che indagano e il ministero della Salute ha rilevato che ci sono 211 marche fuorilegge. I produttori hanno 60 giorni di tempo per mettersi in regola.

Intanto è in arrivo una nuova direttiva europea…
L'Italia deve applicare la direttiva 40 del 2003 a partire dal 1° gennaio 2004. L'etichetta diventa un po' più trasparente e le sostanze indesiderabili o tossiche avranno limiti più severi e più vicini a quelli applicati per l'acqua di rubinetto. Ma la direttiva fa qualche regalo ai produttori che per il nichel e il boro avranno tempo di adeguarsi fino al 2008.

Insomma, meglio bere dal rubinetto?
Direi di sì. Ma anche sul fronte degli acquedotti c'è molto da fare. Grazie a una normativa più severa, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2004, potremo pretendere di avere acqua di ottima qualità e senza odore di cloro al rubinetto di casa.


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Quando le parole non bastano

Angela Lano

Emi, 2003

Nella nostra società troppo spesso la parola ha il valore di una falsa comunicazione per imporre prodotti, potere e politica. Oggi le parole non bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano.

Angela Lano in questo suo libro ci presenta uomini che invece hanno un'idea diversa della parola. Tredici storie di vite straordinarie e pensieri che arrivano diritti al cuore e alla mente e appassionano, contaminano, lanciano stimoli alla nostra coscienza:

- Luigi Bettazzi - Arturo Paoli
- Rita Borsellino - Marco Paolini
- Gian Carlo Caselli - Manuela Sadun Paggi
- Giulietto Chiesa - Alessandro Santoro
- Luigi Ciotti - Teresa Sarti Strada
- Francesco Gesualdi - Alex Zanotelli
- Moni Ovadia

Uomini e donne che hanno "buttato" la loro vita per il genere umano smarrito, perduto, che hanno ridato alla parola il suo valore di salvezza.
- pp. 256 - edizione cartonata


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Quelli della Diossina

Diego Colombo

Edizioni Lavoro, 2006

Avvincente come un romanzo giallo. Invece è storia vera, ricostruita da Diego Colombo, giornalista del «Corriere della Sera» su documenti dell’epoca.

È il 10 luglio 1976: una nube tossica si sprigiona per un guasto a un reattore di un’industria chimica a pochi chilometri da Milano.
A Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio le piante ingialliscono, gli animali muoiono, sui volti e sulle braccia dei bambini compaiono vistose macchie rossastre. È diossina.

Si scatena l’inferno per 100 mila persone, costrette a fare i conti con un killer invisibile e spietato. Più di duecento famiglie devono abbandonare le loro case, un centinaio di donne ricorrono all’aborto per paura di generare mostri, decine di migliaia di uomini, donne e bambini vivono con il terrore di morire da un momento all’altro. Così per mesi e mesi.

A trent’anni di distanza, questo libro ripercorre la vicenda del disastro di Seveso, per non dimenticare il più grave danno ambientale avvenuto in Italia e le sue tante vittime. pp. 280


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Questioni private
Vita incompiuta di Beppe Fenoglio

Piero Negri Scaglione

Einaudi, 2006

«Il piú solitario di tutti noi, Beppe Fenoglio, riuscí a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno piú se lo aspettava, Una questione privata». Quando Italo Calvino scrive queste righe è il 1965, Fenoglio è morto due anni prima, a quarant'anni, dopo aver pubblicato tre libri: I ventitre giorni della città di Alba, La malora, Primavera di bellezza. Ma il destino un po' beffardo di essere un autore piú che altro postumo non è l'unico interesse di una vita cosí insolita nel mondo delle lettere italiane.

Beppe Fenoglio nacque ad Alba, nel Piemonte piú profondo e vero, nell'anno della Marcia su Roma, il 1922. Era figlio di un macellaio del centro storico, frequentò il glorioso liceo classico della città perché un maestro elementare ne intuí le doti e sua madre gli credette. Scoprí cosí la letteratura, il teatro, la poesia, soprattutto quella degli autori di lingua inglese, e cominciò presto a creare un mondo immaginario in cui l'amore per la sua terra, le Langhe, si alimentava del fascino per culture e luoghi lontani, nel tempo e nello spazio.

Arrivò la guerra, che lo strappò agli studi e gli cambiò la vita. Prima militare (fu allievo ufficiale del regio esercito), poi partigiano, visse fino in fondo l'avventura della nascita della nuova Italia. Tornò alla vita civile con l'unico desiderio di dedicarsi alla scrittura, ma, dovendo trovare un lavoro, finí in una cantina di Alba che produceva vermouth e spumanti. E poi, all'inizio degli anni Cinquanta, il manoscritto di un suo romanzo approda all'Einaudi, sulla scrivania di Italo Calvino. pp. 290


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