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L’aceto balsamico tradizionale di Reggio
Emilia è un prodotto complesso dal carattere robusto quanto
il tempo impiegato a produrlo. Come minimo 12 anni. Il libro spiega
la sua fabbricazione con linguaggio semplice ed in sintonia con
l’ideazione preventiva dell’acetaia da ubicare nel
solaio.
Lettura particolarmente adatta a coloro che vogliono fare il
balsamico tradizionale senza avere alcuna esperienza precedente,
offre la possibilità di maneggiare concretamente le macchine
tecnologiche dei lieviti e dei batteri, attraverso la tecnica
che induce naturalmente alla fermentazione e acidificazione.
Il libro è organizzato come un manuale che accompagna
l’utilizzatore a creare il balsamico secondo un modello
tradizionale classico conservato dagli amatori, non tace però
le diversità che fanno di ogni campione prodotto una cosa
simile ma sempre diversa dall’altra. Al giorno d’oggi
la lentezza indispensabile per fare delle cose prelibate diventa
per forza anche una metafora per la vita. |
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Questo libro raccoglie diciannove fiabe raccolte
dalla viva voce di un gruppo di immigrati africani di Palermo.
Dal Ghana, dalla Nigeria, dalla Costa d'Avorio ci giungono storie
dolcissime e intense di un mondo sconosciuto e di una cultura
millenaria in cui la fratellanza e il senso della comunità
sono molto forti. Le fiabe parlano di animali e di divinità
sconosciute ma soprattutto della natura, della vita, dell'uomo,
della solidarietà.
Completano il libro un piccolo glossario dove si spiegano alcune
parole importanti che compaiono nel testo e, infine, le schede
informative sui tre paesi di origine delle fiabe. |
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Romanzo.
Sono trascorsi quasi venticinque anni da quando Paolo Emilio Calvesi - oggi architetto di successo, padre di due figli adolescenti e marito di una docente universitaria - ha abbandonato il gruppo armato di estrema sinistra di cui era membro.
Come è accaduto a molti altri, il suo nome non è mai finito in alcuna inchiesta, il che gli ha consentito di ricostruirsi una vita "normale" e alla luce del sole in una città lontana da quella di origine, senza avere conseguenze.
A distanza di così tanto tempo, però, una persona sconosciuta comincia a interagire con la sua vita, mostrando di conoscere bene il suo passato e rimettendo rapidamente in discussione tutto ciò che Calvesi ha costruito in un quarto di secolo.
Nel giro di poche settimane il protagonista entra in rotta di collisione con la moglie, i figli e i colleghi di lavoro (tutti all'oscuro della sua storia), diventa un po' paranoico, sceglie di rifugiarsi in una sorta di nuova clandestinità e cerca un equilibrio possibile nel recupero mentale di alcune vicende risalenti agli anni Settanta, nonché di una vecchia passione sentimentale, precedente alla decisione di aderire alla lotta armata.
Scombussolato dagli eventi, realizza una specie di controinchiesta sulla propria esistenza, fino a riempirne molti vuoti e a scoprire l'identità della persona responsabile di ciò che gli sta succedendo. E sarà una scoperta piuttosto sconcertante, a causa della quale l'improvviso sconvolgimento della sua vita diventerà, forse, definitivo.
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Giocando un po’ sul titolo di un suo
saggio: qual è il potere dell’anima e quale l’anima
del potere?
Non sono in grado di dare una risposta. Il libro riguarda le forme
del potere, facciamo una distinzione tra le parole. Il titolo
conduce il lettore a un’idea sbagliata. Non è un
libro di istruzioni su come si usa il potere: in questo senso
dicevo che può nascere un’idea sbagliata.
Ma il potere dell’anima sull’individuo è la
vera anima del potere?
Il potere dell’anima compare nella depressione. Non ci
può essere nella vita di una persona un fatto più
potente di una depressione o di una passione amorosa: ecco un
esempio di potere dell’anima. Oppure il potere dell’anima
del mondo nel senso della potenza della natura.
Senza ossessione non si potrebbe fare nulla. Anche il semplice
fatto di alzarsi la mattina può essere un’ossessione.
Il problema nasce se questa irrompe nella tua vita di tutti i
giorni e la interrompe. Ogni giudizio, che sia positivo o negativo,
è sempre espresso dal punto di vista dell’ego e io
non lavoro in questo senso. Sono considerate negative le ossessioni
se le si guardano dal punto di vista delle intenzioni della volontà,
cioè del nostro ego, ma non è così che bisogna
considerarle. Certo, quando irrompono nella nostra vita, la disturbano
e a volte la distruggono, ma il mio punto di vista è che
bisogna considerarle dal punto di vista dell’ossessione
stessa e non da quello dell’ego.
Cos’è l’anima del potere?
L’anima del potere sta nel rendersi conto che ci sono diverti
tipi di potere, anziché considerare solo il potere come
controllo. Il fatto di identificare troppo strettamente il potere
con il controllo ci induce a perdere di vista tutte le altre qualità
che dispiega e che sono tante: l’autorità, il carisma,
l’ambizione e molte altre ancora, e ciascuna di queste ha
a sua volta delle qualità. Per esempio il potere dell’autorità:
pensiamo a Mandela, uomo che quando era in prigione e senza potere
aveva autorità, e invece Bush che per qualità umane
è del tutto privo di autorità, ha però il
potere che discende dalla carica che occupa. Berlusconi ha un
altro tipo di autorità: maneggia il potere di televisioni,
di agenzie pubblicitarie, di case editrici, di una immensa quantità
di soldi, tutti possessi materiali. Clinton era un uomo che aveva
il potere del carisma. Ce l’aveva prima di diventare presidente
e ce l’ha ancora oggi che non lo è più. E
diciamo pure che il carisma è una qualità molto
pericolosa per gli altri. |
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Il pensiero di Gandhi offre ancora oggi degli straordinari spunti di riflessione per leggere e interpretare il nostro secolo.
In queste pagine, Giuliano Pontara esplora in modo lucido e rigorosamente documentato alcuni dei nodi chiave del pensiero gandhiano senza mai perdere di vista le grandi questioni del XXI secolo: terrorismo, violenza aperta, minaccia di nuovi conflitti, alternative possibili.
Questo libro è inteso a esplorare l'attualità e validità di un messaggio per il XXI secolo, un secolo che è iniziato al segno di una nuova barbarie. |
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Dalla teoria della guerra fredda a quella
della guerra preventiva, cosa rimane della democrazia in America?
E in occidente? Un libro inchiesta ci racconta i retroscena della
fine della libertà.
E' "L'impero invisibile. Note sul golpe americano"
di Mauro Bulgarelli e Umberto Zona appena pubblicato da NdA press.
In esclusiva per i lettori di Nuovi Mondi Media pubblichiamo la
prefazione al libro scritta da Marco d'Eramo. - pp. 256 |
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Questo libro si fonda esclusivamente su documenti
della Casa Bianca e del Dipartimento della Difesa, così
come sulle dichiarazioni dei dirigenti civili e militari alla
stampa internazionale.
Tutte le informazioni che riporta sono referenziate e dunque verificabili
dal lettore.
Meyssan è stato attratto dalle anomalie delle prime fotografie
dell'attentato contro il Pentagono, poi dalla confusione e dalle
contraddizioni della versione ufficiale, anche per quanto riguarda
il World Trade Center.
Ha allora condotto un'inchiesta che l'ha trascinato di sorpresa
in sorpresa, una più stupefacente e terrificante dell'altra.
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" Alcuni anni fa avevo un lavoro che
mi consumava. Non che fosse una vera e propria dipendenza: la
dipendenza fa pensare ad un attaccamento irrazionale, leggermente
masochistico, coatto. Il problema era che amavo il mio lavoro
e non ne avevo mai abbastanza.
Essere un membro del gabinetto del presidente era l'impiego migliore
che avessi mai avuto. La mattina non vedevo l'ora di arrivare
in ufficio, la sera non volevo mai andarmene. E anche quando ero
a casa, parte della mia mente restava al lavoro".
Inizia così il saggio di Robert B. Reich, notissimo economista
liberal statunitense, intitolato non a caso L'infelicità
del successo (Fazi editore). Sì, perché Reich il
successo lo ha conosciuto da vicino, come docente a Harvard, collaborando
con tre amministrazioni presidenziali, scrivendo per la stampa
più nota al mondo (NewYorker, NY Times, Washington Post,
Wall Strett Journal), fondando la rivista American prospect. Ma
ha conosciuto da vicino anche l'infelicità (del successo,
appunto), così che nel bel mezzo del suo lavoro, ha piantato
in asso Bill Clinton sollevando un vespaio di polemiche.
Come segretario del dipartimento del Lavoro durante l'ultima
amministrazione Clinton aveva lavorato alla sicurezza sui luoghi
di lavoro, condotto una sorta di crociata nazionale per l'abolizione
delle fabbriche con sfruttamento e lavoro nero, combattuto il
lavoro minorile e innalzato - per la prima volta dal 1981 - il
minimo salariale. Poi, all'improvviso, le dimissioni, per "motivazioni
personali".
Qualcuno giudicò la sua scelta folle: un uomo all'apice
della sua carriera che manda tutto all'aria per stare un po' di
più con i figli. Per altri è
invece diventato il guru del "calmiamoci un attimo e godiamoci
la vita". Del downshift, scalare la marcia.
Ora queste riflessioni sono concentrate nel saggio - divenuto
un cult in Usa - che è stato definito l'attacco più
radicale e meglio argomentato all'American way of life. Anzi,
di più: all'American way of life ai tempi della new economy.
La teoria di Reich parte proprio dal suo caso personale ("cominciavo
a perdere contatti persino con me stesso", scrive) e arriva
a investire non una ristretta cerchia di super-ricchi, bensì
l'intera società. Nel caso del super-manager la questione
è solo più evidente.
Reich sostiene infatti che proprio per coloro che guadagnano
di più - i ceti più alti - la forbice tra benessere
economico e benessere personale, familiare, sociale e di comunità
si allarga sempre di più. E allora, per usare le sue stesse
parole, "se ciò che facciamo per soldi ci rende più
ricchi, perché la nostra vita personale si fa sempre più
misera?". Perché, racconta Reich, "l'era delle
opportunità rende le nostre vite sempre più frenetiche,
meno sicure, economicamente più divergenti, socialmente
più stratificate".
Ma "il libero mercato non esiste in natura, è un
artefatto umano. E le tendenze attuali sono forti, ma non irreversibili
o quantomeno non immodificabili". Ora la questione è
più complessa.
Prima dell'11 settembre (eleven-nine, detto alla newyorkese),
il saggio di Reich era un appassionante spunto per un dibattito
teorico-accademico marginale e periferico. Oggi le questioni poste
da Reich "diventano più emergenti", come lui
stesso ci ha raccontato da Washington, dove lavora (facendo il
pendolare con Boston) non più 15 ore al giorno, bensì
9 (che comunque non è male per uno che sostiene che "bisogna
darsi una calmata"). |
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L’Invenzione dell’Economia è
quel titolo d’insieme in cui l’autore riconosce il
vero sfondo e il motivo ispiratore di tutta la propria vita intellettuale
e professionale.
L’argomento è avvicinato secondo tre prospettive,
interdipendenti e complementari: l’invenzione teorica dell’economia,
l’invenzione storica, l’invenzione semantica.
Nondimeno il soggetto le attraversa tutte omogeneamente ed emerge
con chiarezza nel suo intento: portare alla luce i presupposti
dell’economico in quanto teoria e prassi fondamentale della
modernità, farne risaltare tutta l’innaturalezza,
tutto il carattere di artificio, invenzione e dunque sottrarlo
al dominio sciagurato di quelle “visioni del mondo”
che continuano, inesauste, a misconoscerne l’assoluta originalità
storica. |
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Non può stupire l'accoglienza che alla storia partigiana riserva il nostro tempo, dominato com'è dalla sensibilità neoliberale. Che interesse può avere oggi ricordare quell'esperienza di accettazione e disprezzo della sofferenza individuale, di coraggio, del dare, subire e rischiare la morte come normalità quotidiana? Sembrerebbe impossibile evitare che tale esperienza sia catalogata tra gli orrori di cui il Novecento avrebbe il primato. Se con i primi anni Novanta i partiti storici fondati sul mito della Resistenza antifascista si sono disfatti, non si può certo dire che le conseguenze di questo evento siano state tratte: né sul piano politico, né su quello storiografico.
L'incertezza sulla numerazione della Repubblica (Prima, Seconda, dimezzata?) non è diversa dall'incertezza in termini di bilancio del passato. In rapporto al passato dell'esperienza partigiana, qui ci si sforza di individuare gli aspetti per cui i partigiani sono stati e sono ancor oggi una figura invisa: in tempo di guerra sono riusciti a fare una loro guerra, per bande armate, in cui ha preso corpo una grande passione politica "non governativa". - pp122 |
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Prestazioni da record, successo e felicità
a tutti i costi, piena forma sul lavoro. E se non ce la fai a
mantenerti al passo…ci si può sempre aiutare.
Pillole per far meglio l'amore, pillole contro la depressione,
pillole contro l'invecchiamento precoce, pillole per divertirsi,
pillole per sedare bambini iperattivi.
L'uomo di domani potrebbe essere davvero …un "uomo
sintetico", dipendente da nuovi farmaci presentati come la
soluzione ideale per affrontare in modo vincente i problemi della
quotidianità. pp. 192 |
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Nelle prime pagine di qualsiasi manuale introduttivo
d’Economia troviamo la definizione, nota, di “Bene
Economico” che, più o meno, lo formula, materiale
o immateriale che sia, a condizione della sua limitazione e raggiungibilità,
attraverso l’espressione di un prezzo. Entro 24 anni la
crisi idrica del pianeta colpirà fino ai due terzi dei
suoi abitanti (requisito della limitazione), sì che una
possibile regolamentazione dell’utilizzo delle acque mondiali
potrà consentire di pagare un “giusto prezzo”
a chi si dedica all’amministrazione mercantile dell’acqua,
in tutte le sue forme (requisito della raggiungibilità).
Secondo la Banca Mondiale ed il WTO l’acqua non sarebbe
più un diritto ma un bisogno per il quale si definiscono
i valori ed i prezzi della domanda rispetto all’offerta,
secondo le regole del profitto globalizzato. Contro tale tesi
si scaglia il monumentale (per la quantità e l’esaustività
degli esempi e delle citazioni che annovera) lavoro di due autorevoli
membri del direttivo canadese dell’International Forum on
Globalization.
Non sempre scorrevole, per effetto dell’estrema frammentarietà
dell’esposizione dovuta alla necessità d’elencazione
degli innumerevoli guai e misfatti che le corporations mondiali
stanno producendo ai bacini imbriferi, alle reti idrografiche,
alle falde acquifere, ai letti dei fiumi, ecc. il libro si caratterizza
per la puntualità delle accuse, la spregiudicatezza delle
rivendicazioni, l’onestà intellettuale della protesta,
la lungimiranza che giustifica il lancio di un allarme rosso e
la ragionevolezza delle proposte, che sfociano nel sostanziare
percorsi pensati per ammendare lo scempio dell’estorsione
speculativa delle acque minerali privatizzate.
La popolazione ed il consumo d’acqua mondiale stanno esplodendo,
così come gli sprechi ed i crimini idrologici; l’apocalisse
prossima ventura dovuta all’impermeabilizzazione del suolo
è alle porte; l’ONU stima in 31 i paesi in crisi
idrica; più di un miliardo di persone muore di sete (ogni
otto secondi un bimbo muore per aver ingerito acque tossiche).
Il pianeta in pericolo è descritto con perizia giornalistica
nella rassegna che, ad esempio, scandisce le minacce degli scarichi
tossici nelle falde e nelle fogne, della perdita dei Grandi Laghi
e delle zone umide canadesi e russe, della deforestazione galoppante,
dell’evaporazione causata dal riscaldamento globale, della
proliferazione delle specie invasive, dell’irrigazione eccessiva
su agricoltura non sostenibile, dell’uccisione dei fiumi
con dighe e bacini artificiali.
Mentre in Cina ed in India, ad esempio, l’80% della popolazione
beve acqua contaminata (magari pagata a peso d’oro da povera
gente a trafficanti senza scrupoli), il commercio dell’acqua
in bottiglia è diventato un’attività lucrosa
a rapida espansione, sotto l’egida del NAFTA e del WTO,
che disegnano le regole della speculazione sulla pelle degli assetati
del Sud del mondo, a favore delle corporazioni e dei magnati globali
della finanza.
Già, perché l’acqua sta per diventare il
più colossale investimento del secolo ed i titani della
globalizzazione (quali, ma non solo, Vivendi Universal, Suez,
Bouygues-SAUR, RWE-Thames Water, Bechtel e Enron-Azurix) ne stanno
metabolizzando la privatizzazione secondo i paradigmi che videro,
negli anni Settanta, la cartellazione imposta dalle Sette Sorelle
nella gestione del petrolio.
Come per l’idrocarburo, si progetta di deviare le sorgenti
austriache fino in Spagna e Grecia, mentre in Turchia si venderanno
megatonnellate d’oro blu in Medio Oriente e nel Maghreb
e dall’Alaska immensi acquedotti abbevereranno la California.
Ma l’industria più pericolosa è l’acqua
in bottiglia, del tutto identica se non peggiore a quella del
rubinetto e, talvolta, proprio da quello intercettata e rivenduta
a prezzi superiori al latte, al vino, al petrolio! Senza contare
l’inquinamento prodotto da miliardi di bottiglie in plastica… |
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La globalizzazione evoca l’estendersi
dei mercati a livello planetario; gli effetti delle misure che
l’accompagnano, ossia i programmi ideologici e i progetti
di sviluppo, sono di grande rilievo ovunque, ma in Africa sembrano
assumere un volto peculiare, poiché incidono sull’evolversi
stesso dell’esistenza quotidiana delle comunità e
sui rapporti di genere.
PRIMA PARTE: L’Africa e la globalizzazione
SECONDA PARTE: Mutamenti al femminile in Africa. - pp. 146 |
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Gli autori di questo libro, Assèo,
Gomez Alfaro, Cassese, Karpati, Viscardi e Nicolini, hanno percorso
sei secoli di storia di Francia, Spagna, Italia per indagare sull'atteggiamento
tenuto dalla Chiesa cattolica verso gli Zingari, un atteggiamento
di rigetto e di condanna.
Significativi in tal senso i sinodi che esortavano i fedeli
ad astenersi da ogni contatto con tale "genia, da cui non
può venire altro che male". La svolta avviene solo
con il Concilio Vaticano II, che prevede per loro una pastorale
specifica rispettosa del loro stile di vita, e con il magistero
di Paolo VI e di Giovanni Paolo II.
Rimane aperta la domanda se la svolta conciliare sia stata recepita
dalle comunità cristiane. Di fatto si constata che nella
vita quotidiana delle chiese locali persistono indifferenza o
avversione nei confronti di Rom e Sinti. |
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Avere un figlio è il naturale e straordinario compimento di un progetto d’amore.
Ma se il bambino non arriva?
Allora si tentano nuove strade. Una di queste è l’adozione internazionale, un cammino lastricato di burocrazia, lunghe attese, illusioni, promesse non mantenute. E, alla fine, il Viaggio più bello, fino al raggiungimento della Felicità.
Questo libro, al contempo favola d’amore e prezioso “manuale d’istruzioni per l’uso”, è la condivisione dell’esperienza adottiva compiuta dall’Autore e da sua moglie. Un racconto intimo e commovente, una mano tesa a coloro che stanno pensando di costruire una propria famiglia “speciale”. pp. 96 |
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Destinatari:
Per tutti
Recensione:
La cittadinanza moderna si definisce su tre piani diversi:
- la cittadinanza civile, che garantisce ai singoli i diritti
fondamentali
- la cittadinanza politica, che si esprime attraverso il diritto
di voto
- la cittadinanza sociale, che garantisce il diritto a istruzione,
sanità, servizi pubblici, welfare state.
I sistemi occidentali hanno "scoperto" di recente le
differenze etniche, culturali e identitarie. Essi hanno due sfide
da fronteggiare: come costruire una democrazia planetaria, imposta
dal superamento dello stato nazionale, e un modello di interazione
tra differenze; come conciliare, all’interno di ogni società,
le esigenze democratiche tradizionalmente legate allo stato nazionale
e le diversità culturali e identitarie.
Modelli di interazione sono già sperimentati in nazioni
che hanno conosciuto prima dell’Italia il fenomeno multietnico.
Nel nostro paese, oltre all’educazione interculturale condotta
in vari ambiti, il modello più significativo è costituito
dalla riflessione della Commissione ministeriale per le politiche
sull’immigrazione.
Il concetto chiave è l’idea di integrazione ragionevole,
che tende a realizzare integrità della persona e buona
vita, interazione positiva e pacifica convivenza.
La città multiculturale presenta alcune esperienze italiane
di nuova cittadinanza per coniugare libertà, differenza
e solidarietà. pp.192 |
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Da qualche anno l'economia italiana viaggia
come il vostro treno e ogni tre mesi, quando l'istituto di statistica
pubblica i dati sull'andamento del prodotto interno lordo, sui
mezzi di comunicazione di massa gli opinionisti, i politici e
i docenti universitari, tutte persone sagge, laureate e ben stipendiate,
ci dicono che sta attraversando una fase di crescita negativa,
o, quando va un po' meglio, di crescita pari a zero. Io sono un
po' fumantino e non faccio testo, ma a nessun altro, proprio a
nessun altro sembra che lo stiano trattando come una persona dall'intelligenza
negativa? Non esistono nel vocabolario italiano le parole decrescita
e diminuzione? Non esistono i verbi decrescere e diminuire? Non
esiste la parola stabilità? È cosí scandaloso
pronunciare la frase: "il prodotto interno lordo è
diminuito", "il prodotto interno lordo è rimasto
stabile"?
Il fatto è che la crescita si è incorporata nell'economia,
come l'anima nelle nostre povere spoglie mortali e non è
piú possibile separarle. Agli studenti di economia insegnano,
come riaffiora dai ricordi giovanili di un economista di grandissimo
successo, che i conti tornano solo se sono preceduti dal segno
piú. E prova a farglielo entrare in testa che la produzione
non può crescere all'infinito perché le risorse
del pianeta non lo sono e non è infinita la sua capacità
di metabolizzare le sostanze di scarto emesse dai processi produttivi,
dai prodotti nel corso della loro vita e dai rifiuti in cui prima
o poi si trasformano. Sempre piú in fretta se si vuole
che la produzione cresca. Un'economia che non cresce è
considerata come un pesce che non nuota. Una contraddizione in
termini. Un incubo di cui si può parlare solo per perifrasi.
Invece, se cresce e quanto piú cresce...
Ma che cos'è questa crescita? È la crescita dei
beni e dei servizi di cui gli esseri umani hanno bisogno per vivere
sempre meglio? Se vai da qui a là in automobile e non trovi
traffico lungo la strada consumi una certa quantità di
carburante. Se t'imbottigli in una coda chilometrica, ne consumi
di piú. Quindi fai crescere di piú il prodotto interno
lordo. Quindi stai meglio. E allora perché t'arrabbi? Pensa
che fai star meglio anche me, che nemmeno mi conosci, e gli altri
57 milioni e passa d'italiani. pp.134
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Nessuno meglio di Krugman sa fare il punto
sulle disastrose scelte economiche, politiche e sociali della
presidenza Bush. Questo libro è «una cronaca degli
anni in cui tutto ha cominciato a girare storto». L’ottimismo
inebriante della fine degli anni Novanta ha lasciato il passo
ad un nuovo periodo buio.
L’età dell’oro delle grandi multinazionali
è stata soffocata dagli scandali societari. Il paese è
in guerra con motivazioni poco chiare e risultati molto incerti.
Dai retroscena dello scandalo Enron alla dissennata politica
fiscale, dallo sfruttamento dell’11 settembre al controllo
strisciante sull’informazione, Krugman racconta la scomoda
verità sull’amministrazione Bush e sulle sue responsabilità
nella crisi americana e mondiale. - pp.366 |
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L'11 settembre 2001 è cominciata una
guerra che non ha precedenti o paragoni nella storia dell'uomo.
Terza guerra mondiale? Prima guerra del nuovo millennio? Definizioni
inadeguate, fuorvianti. La guerra che comincia e che non è
destinata a finire in questa generazione è lo stadio finale
di quella "postmodernità" in cui abbiamo creduto
di vivere.
Questa guerra - che si proclama, e non è, "guerra
contro il terrorismo internazionale" - è l'ultima
fase della globalizzazione americana Questa è una guerra
per il dominio mondialeC'è però un interrogativo
aperto e angoscioso: questa guerra si può anche perdere. |
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Sommario:
Un viaggio nel mondo delle guerre, tra notizie vere, notizie false,
informazioni taciute.
Destinatari: Per tutti.
Recensione:
Le guerre hanno cambiato nome: sono umanitarie, preventive ed
esportano la democrazia. Sono propagandate dai media occidentali
con slogan quali enduring freedom, peacekeeping, giustizia infinita,
lotta totale al terrorismo.
Le guerre si sono moltiplicate: alcune contano, molte passano
inosservate. A stabilire la graduatoria, a decidere della visibilità
o della censura è l’imponente apparato del potere
mediatico. Le uniche vittime che hanno diritto di cronaca sono
quelle degli eserciti invasori.
Le guerre sono supertecnologiche: utilizzano armi "intelligenti"
e bombardamenti "chirurgici". La morte di migliaia di
civili è nascosta dietro la voce “effetti collaterali”.
Attraverso i continenti, dall’Africa all’Europa,
dall’Asia all’America Latina, gli autori descrivono
le guerre che li insanguinano e ne spiegano i motivi, quelli noti,
quelli taciuti e quelli inventati, senza mai perdere di vista
le vere cause delle guerre e del terrorismo: la povertà,
le disuguaglianze, le ingiustizie.
Una cronaca che si conclude con due verità: che la guerra
è sempre una scelta e che la pace è una responsabilità
umana cui nessuno può sottrarsi.
- pp. 384 |
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Buenos Aires, giugno 1976. Sono passati pochi
mesi dal golpe di Videla quando si scatena una vera e propria
caccia all'uomo contro i militanti di sinistra cileni, paraguayani,
uruguayani, ecc. che si sono rifugiati in Argentina per sfuggire
alle persecuzioni dei militari al potere nei rispettivi Paesi.
Sara Méndez è una giovane anarchica uruguayana
che vive in clandestinità a Buenos Aires con Simón,
il figlio appena nato. Sequestrata illegalmente dai commandos
militari protagonisti della guerra sucia pianificata dal regime,
viene separata dal figlio e tradotta a Montevideo.
Liberata solo nel 1981, da quel momento inizia la sua disperata
ricerca del figlio desaparecido, ostacolata in modo aperto o silente
dagli apparati militari, sempre potenti anche dopo la fine della
dittatura, e dalle istituzioni statali preposte alla ricerca,
conniventi o succube dei primi. Nel marzo 2002, però, la
sua tenacia è premiata e può rintracciare e riabbracciare
il figlio scomparso ventisei anni prima.
Simón, che oggi ha un'altra identità, è
uno dei pochi bambini desaparecidos che ha potuto ricomporre la
sua biografia mutilata da una "guerra sporca" i cui
responsabili sono tutti stati amnistiati. |
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Apparire ed essere si rimescolano costantemente e non sapremo mai esattamente quanta parte del nostro essere sia veramente nostra e quanto lo sia diventata, né fino a che punto ciò che siamo, in ciascun periodo della vita, sia stato indotto e condizionato dall'ambiente sociale.
Essere nati e cresciuti in questa inedita società, cioè mai vista prima e non somigliante a nessuna di quelle che ci hanno preceduto, è una sfida enorme, soprattutto per coloro che valutano l'essere come più importante dell'apparire.
Anche se l'apparire ha vinto, anzi stravinto ormai, i suoi effetti secondari innescheranno prima o poi il movimento opposto della ricerca di autenticità e di libertà interiore. pp. 142
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Questo romanzo è la storia di Antonio,
un ragazzo di 14 anni che non sopporta gli immigrati. Ma è
anche la storia di suo nonno Guerino, del professor Franz Wertheimer,
collezionista di memorie, e di A., la donna misteriosa, il cui
nome ha la stessa iniziale di un luogo tremendo: Auschwitz. E'
la storia di un viaggio ricco di suspence e di avventure, che
cambierà la vita del protagonista. E' un romanzo contro
ogni razzismo. Per ragazzi e ragazzi che non vogliono stare a
guardare. |
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L’Occidente, l’Oriente e la proliferazione alle soglie del XXI secolo
Gli scenari del XXI secolo: quali prospettive? L’erosione del regime internazionale di disarmo e di non proliferazione: Russia e Stati Uniti alla ricerca di nuove armi. L’atomica a tutti i costi: la Corea del Nord. L’arma nucleare nel Medio Oriente: l’Iran e la cornice internazionale.
I termini di un possibile conflitto.
L’Iran, con la sua politica nucleare e con le minacciose parole del suo presidente Ahmadinejad, è ora divenuto un problema mondiale. Improvvisamente la comunità internazionale, i governi, i massmedia e l’opinione pubblica si sono accorti di doversi confrontare con le velleità nucleari del potente stato persiano. L’agile approfondimento curato da Maurizio Simoncelli - esperto di Geopolitica dei conflitti -, guardando oltre la cortina mediatica, vuole trovare le ragioni profonde dello scontro e fornire alcuni strumenti di lettura della questione nucleare e dell’attuale politica iraniana, riconducibile agli interessi e agli equilibri geopolitici dell’area che da anni guidano lo scenario del riarmo internazionale. Inoltre, ripercorrendo l’itinerario storico della proliferazione nucleare, si delinea l’evoluzione politica dei Paesi ufficialmente in possesso dell’arma atomica (Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia) e di quelli successivamente aggregatisi al club del nucleare (Israele, India, Pakistan e Corea del Nord); nonché le possibilità per un’azione mediatrice dell’Unione europea su un tema sempre più scottante. pp.
156 |
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La morsa che dà il titolo al libro
è il cappio che stringe le economie africane, bloccate
dagli accordi del Fondo monetario internazionale e dalla Banca
Mondiale, che impongono vincoli strettissimi nella erogazione
degli aiuti allo sviluppo.
Questa morsa rende impossibile un reale miglioramento della condizione
delle economie dei paesi dell'Africa, i quali non riescono neppure
a restituire i prestiti ottenuti: quindi non solo non ne traggono
beneficio, ma addirittura peggiorano la propria condizione. Le
politiche neo-liberiste imposte dai paesi ricchi stanno quindi
strangolando un intero continente.
Il volume sviluppa un'analisi coerente e rigorosa che non perde
mai di vista i dati reali e concreti dellÕeconomia e costituisce
un grido di allarme di assoluto valore.
Nata a Bamako (Mali) nel 1947, l'autrice, studiosa di fama mondiale,
è stata ministro della cultura (1997-2000) del suo paese.
Ha poi partecipato a diversi incontri internazionali, tra cui
il Forum mondiale di Porto Alegre del 2002, ha organizzato il
primo Forum sociale africano.
Attualmente è impegnata in diverse organizzazioni internazionali
come esperta economica di questioni africane.
In Italia è stato pubblicato recentemente il suo libro
"L'immaginario violato" (Ponte alle Grazie, 2003). pp.
190 |
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Il Mahatma Gandhi era solito ripetere di avere appreso la nonviolenza dalle pratiche delle donne. Oggi come ieri, sono moltissime le donne che creano reti e fanno crescere comunità, superando ostilità e barriere, e opponendosi alle guerre. Raccontando esperienze concrete, politiche ed esistenziali di instancabili costruttrici di pace, questo volume si propone come un dono: l'aggiunta delle donne per la realizzazione di un mondo aperto all'esistenza, allo sviluppo e alla libertà autentica di ogni essere. pp. 285 |
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"Le costituzioni dei paesi civili finalmente
ripudiano la guerra, ma gli eserciti continuano a combattere in
nome di guerre umanitarie…
E' qui che la coscienza interviene e si dissocia: per la sopravvivenza
dell'intelligenza e della dignità dell'uomo è necessaria
una forte opposizione ad ogni forma di militarismo.
Questo saggio epistolare, che si snoda attraverso quindici lettere,
non è altro che un confronto-scontro tra la memoria storica
del secondo Novecento e le atrocità di fine secolo. L'obiettivo
finale deve essere il disarmo totale e il rifiuto di ogni legge
che vede nell'uso delle armi il mezzo per raggiungere la pace."(dall'introduzione
dell'autore)
Completano il volume alcune fotografie inedite provenienti dagli
album di famiglia di alcuni graduati italiani impegnati in Africa
Orientale |
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Dalla motivazione della giuria del Premio
Calvino:
" Il romanzo affronta una tragica questione della nostra
storia recente poco frequentata dalla narrativa, il terrorismo,
affidando il racconto dei fatti a una voce di donna (scelta non
ovvia, per un autore uomo) interna all’organizzazione eversiva.
Marilotti, senza mai cedere all’epica della rivolta e a
facili retoriche, costruisce una narrazione che, trascinante nella
prima parte, non perde di tensione nelle due successive "
Se è possibile un essere fuori più del tredicesimo
commensale (il reietto), la "quattordicesima commensale"
è il compendio vero di una vita 'fuori'.
La vita è quella di Franca Bellisai, figura di esclusioni
e inappartenenze ma in costante ricerca di appartenenze e inclusioni:
ideologiche e affettive.
Franca, come il suo compagno di vita, vorrebbe stare in prima
linea dentro la lotta armata, dentro la riorganizzazione del movimento
in cui crede, dentro il dramma e la desolazione dei campi profughi
in Bosnia e, soprattutto, fiduciosa, dentro l'Isola ritrovata.
Romanzo di movimento "La quattordicesima commensale"
è la storia di una passione ideologica in continua ricerca
di senso, di linguaggi.
Tra avanzamenti e ritorni si muove la doppia vita di Franca, nelle
faglie di luce e ombra, clandestinità e ufficialità,
bugia e verità.
Primi anni ’70: Franca Bellisai, dopo la morte del padre,
lascia la Sardegna per frequentare l’università a
Torino. Qui si lega a Vittorio, un esponente dei Nuclei Comunisti
Combattenti. Proprio mentre stavano per fuggire in Francia, Vittorio
viene ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia.
Rimasta sola e con in mano un'enorme quantità di denaro,
frutto di rapine destinate a finanziare la lotta armata, Franca
vive nel terrore di essere braccata dalle forze dell’ordine.
Fugge comunque in Francia dove sotto falsa identità lavora
nelle organizzazioni non governative per lo sviluppo.
Decide di tornare in Sardegna con l’intento di utilizzare
i soldi investiti in Svizzera per un rilancio delle zone interne
dell’Isola. Desideri, impegno morale e civile, speranze
dovranno fare però i conti con una Sardegna matrigna. |
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Dopo la stagione della morte e della paura,
è giunto il tempo in cui le ragioni del dialogo e dell'incontro
si prendano la rivincita. Il dialogo interreligioso si situa nel
cuore dell'identità delle chiese e dei credenti. Gesù
di Nazaret non ebbe mai paura dell'alterità.
Nel novembre del 2001 un gruppo di persone hanno lanciato l'appello
per una giornata del Dialogo cristiano-islamico.Nella vita quotidiana
del cittadino italiano le occasioni di dialogo con il mondo musulmano
sono più numerose di quanto vorremmo credere. Gli autori
di questo libro si augurano che queste opportunità non
vengano lasciate cadere nel vuoto.
I contributi raccolti hanno questo obiettivo. Se diventeranno
realtà nella vita di ciascuno potremo affermare che l'incontro
fraterno tra donne e uomini di fede cristiana e di fede musulmana
aprirà strade di libertà e di crescita per tutti. |
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Eugenetica all'americana
Il saggio racconta una vicenda imbarazzante per il grande Paese
democratico - I bambini che non avevano il diritto di nascere
-
Nell’immediato dopoguerra, quando si cominciarono a conoscere
gli orrori della politica razziale nazista, alcuni grandi medici
e biologi negli Stati Uniti si sentirono in imbarazzo. E corsero
ai ripari.
Nel 1946, un articolo sulla storia della Società eugenetica
americana ignorava totalmente i rapporti con la Germania, in particolare
quelli avuti dopo l’ascesa di Hitler. In realtà gli
scienziati tedeschi negli anni Venti e soprattutto nei Trenta
avevano dichiarato apertamente il loro debito verso il movimento
scientifico sviluppatosi negli Usa che aveva dato frutti quali
la legge per la sterilizzazione nello Iowa, bestseller scientifici
come La famiglia Kallikak in cui Henry Goddard dimostrava l’ereditarietà
della debolezza mentale, e un programma di scuole statali che
prevedeva la reclusione dei bambini ritardati mentali.
L’imbarazzo della comunità scientifica americana
era più che comprensibile non solo per i disastri compiuti
in nome della scienza, ma anche perché molti programmi
continuavano a essere perseguiti e difesi in nome di una ideologia
progressista, che aveva come obiettivo il miglioramento dell’umanità.
Questo capitolo ancora poco conosciuto di storia del Novecento
è raccontato in pagine drammatiche e appassionanti nel
saggio di Michael D’Antonio, giornalista italoamericano
che per una serie di servizi sul Newsday ha vinto il premio Pulitzer.
Il libro di D’Antonio, nonostante la premessa, non è
un saggio di storia sociale né un pamphlet scientifico.
E’ un’inchiesta condotta soprattutto attraverso la
voce dei protagonisti, bambini e bambine del tutto normali che
in nome di un’ideologia pseudoscientifica furono rinchiusi
nelle scuole statali non perché gravemente malati di mente
o socialmente pericolosi, ma semplicemente perché non erano
considerati abbastanza intelligenti per far parte della società
americana.
D’Antonio ci racconta il dramma di migliaia di uomini e
donne, 150 mila internati, oltre sessantamila sterilizzati, un
numero imprecisato sottoposto ai più svariati esperimenti
scientifici compresi elettroshock e lobotomia, attraverso il caso
di Frederick Boyce e dell’istituto statale di Boston, il
Fernald, nel quale questo bambino fu rinchiuso nel 1949, quando
aveva sette anni. La colpa di Fred era di essere nato in una famiglia
con gravi problemi, la madre alcolista il padre suicida, e di
aver dato risposte insufficienti ai test per il Quoziente intellettivo
basati su un metodo superato, che portava il nome degli scienziati
Binet e Terman. |
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"La Santa" è un documentario-inchiesta sulla Calabria e sulla sua criminalità organizzata. Dal porto di Buenos Aires - con i traffici di armi, i flussi di denaro, il racket della droga in Colombia - a Nardodipace, in Calabria, il paese più povero d'Europa, l'inchiesta delinea le caratteristiche della 'ndrangheta attraverso le testimonianze di magistrati, sindaci, studiosi, sindacalisti, imprenditori, familiari delle vittime, collaboratori di giustizia. Il documentario è accompagnato dal libro di Fierro che racconta i retroscena dell'inchiesta, illustra le tappe della lotta delle forze dell'ordine contro la 'ndrangheta, traccia i profili dei protagonisti e delinea gli scenari futuri. pp.136 |
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- Argomento: fisica, gioco, giocattoli scientifici.
- Età da 6 a 100 anni
Un vero Best Seller della casa editrice. Il catalogo della mostra
"La Scienza in altalena".
16 giocattoli scientifici in quattro sezioni: vedere, sentire,
aria/acqua, equilibrio/movimento/forze.
Per ogni giocattolo, una scheda illustrata con le istruzioni
da seguire passo a passo per costruirlo. Tanti spunti per effettuare
variazioni ed esperimenti e infine un suggerimento per sfidare
gli amici. La catapulta, l'aliante, il paracadute, il periscopio,
i fischietti, la trottola e così via: giochi che permettono
di sperimentare nella pratica i principi di fisica (e di divertirsi
molto!).
Il libro raccoglie alcuni dei giochi presentati ne la mostra
"La Scienza in altalena". Ristampa. - pp. 96 |
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Insurrezione India e resistenza planetaria.
Il primo gennaio 1994 nasce, nel sud del Messico, un movimento
politico assolutamente nuovo. Si tratta di una insurrezione di
contadini indios – lo “zapatismo” – che
ha come portavoce il Sub–comandante Marcos, i cui messaggi
circolano in tutto il mondo, e che si rivolge ai più miseri
della Terra sia a tutti quelli – antirazzisti, ecologisti,
femministe, militanti no-global – si oppongono all’ordine
mondiale neo-liberista.
Tra il “sole dell’avvenire” e il disincanto
post-moderno, tra l’intolleranza identitaria la dissoluzione
delle culture, lo zapatismo suggerisce un nuovo pensiero critico.
Un pensiero e una pratica che mentre contestano l’onnipotenza
capitalistica prendono anche le distanze dal lenilismo e dal guevarismo
fino a mettere in discussione i capisaldi del marxismo. Una rivolta
indigenista, dunque, ma anche globalista.
E, soprattutto, non-dogmatica. Una rivolta cui tutti possono
liberamente ispirarsi. Questo libro è la più completa
e aggiornata storia dello zapatismo, e spazza via tutto il folklore,
la mitologia e la confusione mediatica che l’avvolgono.
pp.204 |
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Con queste note intendiamo presentare un
libro che riteniamo fondamentale per la comprensione dell’Islam,
descrivendone brevemente i contenuti e spiegandone l’importanza.
La Sura di Maria nella sapienza islamica costituisce la prima
opera in Italia nella quale viene affrontato in maniera completa
e sistematica (anche se limitatamente ad una sola Sura) il tema
del ‘commento tradizionale’ al Corano, il commento
cioè quale è stato elaborato e ‘trasmesso’
nel corso dei secoli dai Musulmani stessi.
Essa consiste sostanzialmente in una presentazione ‘guidata’
di testi islamici, in gran parte mai tradotti né in italiano
né in altre lingue occidentali, riguardanti la Sura di
Maria (diciannovesima Sura coranica), scelta per la sua lunghezza
‘media’ e per il fatto di racchiudere alcuni elementi
tematici di grande interesse per i Cristiani, come la concezione
immacolata di Maria, la nascita di Gesù, la storia del
Battista ecc.
Il libro si suddivide in due parti.
La prima riguarda ‘Il commento alla Sura di Maria nei commentari
classici’, ed è costituita da: - la traduzione integrale
dall’arabo del commentario del giurista siriano Ibn Kathîr
(1301-1373), nel quale vengono riportati la maggior parte dei
detti del Profeta Muhammad, dei suoi compagni e dei santi delle
prime generazioni di Musulmani relativi al motivo contingente
della rivelazione e al significato spirituale di ogni versetto;
- la traduzione integrale del commento del Sufi Al-Qâšânî
(morto attorno al 1330), nel quale predomina l’interpretazione
di tipo simbolico ed esoterico, così da ‘aprire’
il più possibile la mente del lettore alla comprensione
del vari significati del messaggio divino;
- citazioni tratte da una decina di altri commentari, a completamento
di quanto detto e riportato da Ibn Kathîr e da Al-Qâšânî,
così da ampliare ed approfondire lo spettro delle interpretazioni
spiritualmente e dottrinalmente più qualificate;
- citazioni ‘sparse’ da Ibn ‘Arabî (soprattutto
da Al-Futûhâtu-l-makkiyya), che in maniera sovente
inaspettata hanno la capacità a riallacciare il ‘discorso’
sul Corano ai grandi temi cari alla metafisica ‘realizzativa’
dell’esoterismo islamico
(o ‘sufismo’);
- osservazioni di ordine linguistico, per avvicinare il lettore
italiano ai ‘segreti’ dell’arabo coranico.
La seconda parte ha per oggetto ‘La Sura di Maria in alcuni
capitoli delle opere principali di Ibn ‘Arabî’,
il ‘sommo Maestro’ dell’esoterismo islamico,
e contiene la traduzione e il commento di 4 capitoli de Al-Futûhâtu-l-makkiyya
(‘Le aperture della Mecca’), e di 5 ‘sezioni’
dei Fusûsu-l-hikam (‘I castoni delle sapienze’),
nei quali Ibn ‘Arabî parla (in maniera a volte allusiva)
della Sura nel suo complesso, oppure di alcune delle sue parti
o di certe tematiche che risaltano dalla sua recitazione. |
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Trimestrale diretto da Gianni Minà,
nell'ultimo numero servizi di Mario Martone, Patrizio Esposito
e Luciano Ardesi sul Sahara Occidentale, di Manuel Vazquez Montalban
su Marcos, di Frei Betto e Emir Sader su Porto Alegre, di Giulio
Girardi sul Nicaragua, di Dino Frisullo sul popolo curdo, di Joao
Pedro Stedile e Gerson Teixeira sul Brasile, di Silvia Baraldini
su Portorico, di Arturo Paoli sulla sua scoperta di Dio in America
latina, di Ettore Masina su Romero, e altri ancora.
E infine: il discorso che mons. Juan Gerardi, vescovo, primate
del Guatemala, tenne nella Cattedrale di Città del Guatemala,
in occasione della presentazione del Rapporto Rehmi, il 24 aprile
1998, due giorni prima di essere ucciso. |
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Negli ultimi decenni il lavoro dei migranti
è divenuto un asse portante della produzione sociale. Parlare
di lavoro migrante non significa tuttavia riferirsi unicamente
al lavoro dei migranti, ma più in generale a tutto il lavoro
contemporaneo nel suo divenire flessibile e precario, e insieme
mobile e refrattario a farsi rinchiudere entro limiti e confini,
sino essi quelli nazionali o della fabbrica.
Il lavoro migrante anticipa così le trasformazioni del
mercato del lavoro e le modalità con cui il lavoro nel
suo complesso viene oggi erogato. Esso non rappresenta solo l'insieme
delle occupazioni di uno strato determinato di forza-lavoro, ma
il segno inequivocabile di una trasformazione ben più profonda
della soggettività politica della classe operaia.
Il lavoro di inchiesta svolto in diverse aree italiane (dal Veneto
alla Lombardia, dall'Emilia alla Campania, dal Piemonte alla Sicilia),
danno voce ai migranti occupati nell'industria, nelle cooperative
e nella "fabbrica verde", mette in evidenza la molteplicità
di percorsi, di aspettative e di potenzialità espressi
oggi da donne e uomini che stanno trasformando la loro e la nostra
esistenza. Sono proprio queste voci a mostrare la centralità
politica del lavoro migrante. - pp.144 |
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Destinatari:
Gruppi, associazioni, movimenti interessati all'economia solidale,
a nuove forme di economia.
Recensione:
Anche nell’economia l’emergere del nuovo è
motivo di speranza per un futuro sostenibile.
In molti paesi del mondo sono sempre più numerose le persone
e le organizzazioni che praticano varie forme di economia alternativa.
Di fronte agli squilibri economici, ecologici, psicologici e spirituali,
l’alternativa non è più soltanto un ideale,
ma una necessità.
Le imprese alternative presenta le basi concettuali e l’organizzazione
delle economie alternative e solidali, fondate sul “fattore
C”: cooperazione, collettività, collaborazione.
Diviso in 12 unità, quest studio semplice e divulgativo
illustra e analizza diverse realtà di microeconomia: la
famiglia come unità economica, le comunità contadine,
le organizzazioni economiche popolari e i laboratori di autosussistenza,
le cooperative, le imprese autogestite dai lavoratori, le associazioni
senza fini di lucro.
Non bisogna inventare dal nulla nuovi modelli di impresa corrispondenti
a un nuovo modo di fare economia, ma osservare e scoprire soggetti
e comportamenti economici nei quali una nuova economia è
già in germe.
Sullo sfondo di un consumismo e di una globalizzazione che si
pongono come modello unico, la prima grande sfida consiste nel
rendere visibile l’alternativa, già presente e operante
nella realtà. |
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Gli autori di questo libro, avvalendosi di
testimonianze dirette, spiegano in un linguaggio semplice, adeguato
alle esigenze dei bambini, le grandi religioni del mondo: ebraismo,
cristianesimo, islamismo, induismo e buddismo, in modo tale che
anche gli adulti possano trarne profitto e validi insegnamenti
di vita.
Attraverso queste testimonianze e le molte illustrazioni che
le corredano, i bambini imparano a conoscere i fondatori delle
altre religioni, i loro simboli, i luoghi sacri, le feste, i libri
e i rituali che le caratterizzano. Una delle particolarità
di questo libro, che spiega anche il titolo, è il fatto
di far raccontare ai bambini stessi i vari aspetti della propria
fede. |
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Il secondo volume dell’Annuario Armi-Disarmo Giorgio La Pira, affronta il tema delle spese militari nel mondo.
Il volume illustra con una ricca documentazione lo stato delle spese militari nel corso degli ultimi anni, mettendo in evidenza i cambiamenti rispetto al passato e ricercandone le cause.
Il quadro che emerge è quello della necessità di tali spese non solo a fini espansionistici o di controllo egemonico, ma come inevitabile costo dell’insicurezza. Questo costo ricade sia sugli alleati degli USA costretti ad adeguare i propri standard a quelli del partner principale, la cui economia è molto spesso dipendente dalle spese militari (armi e logistica), ma anche sui paesi che si sentono minacciati.
Il quadro complessivo sarebbe più vicino alla realtà se fosse possibile avere accesso ai dati sulle spese per la sicurezza interna, essendo ormai venuta meno la distinzione tra questa e quella esterna.
Il volume è chiuso da alcuni capitoli di finestra sull’attualità che aggiornano i dati sull’esportazione italiana delle armi e sulle armi nucleari. pp. 400 |
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Questo libro è un importante e originale
contributo all'acceso dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nel
mondo. Un'intelligente sintesi tra il radicalismo da "outsider"
di Michael Moore e il pensiero geopolitico più istituzionale
di Robert Kagan.
Clyde Prestowitz, fondatore e presidente dell'Economic Strategy
Institute, una "think-tank" molto influente a Washington
e incarna al meglio un "movimento" radicalmente nuovo
nella recente storia americana: i dissidenti dell'"establishment",
parte integrante dell'élite ma inclini al cambiamento,
amanti dell'America ma contro la guerra, patriottici ma con occhio
critico, favorevoli a un'influenza americana nel mondo ma consapevoli
del bisogno di ascoltare le opinioni degli alleati.
L'autore afferma che gli Stati Uniti si possono a tutti gli effetti
definire uno "Stato canaglia"; riconduce in modo molto
coerente questa nuova realtà alla radicale presa di posizione
unilateralista adottata dell'amministrazione Bush negli ultimi
due anni.
Nei sei mesi precedenti agli attacchi dell'11 settembre gli Usa
hanno infatti stracciato il trattato sul controllo del traffico
delle armi leggere, il trattato sull'eliminazione delle mine anti-uomo,
la convenzione sulle armi biologiche e tossiche, il protocollo
di Kyoto e molti altri accordi internazionali.
Dopo l'11 settembre quella che era una "tendenza" è
diventata la politica ufficiale degli Usa. L'autore avanza proposte
concrete ed estremamente convincenti per dimostrare che una politica
multilaterale fedele agli storici principi democratici dell'America
è nell'interesse sia degli Stati Uniti che del resto del
mondo. |
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Dopo l'11 settembre la repressione del 'terrorismo'
si è trasformata in una guerra globale, i diversi conflitti
in Afghanistan, Turkmenistan orientale, Tagikistan, Kashmir, Somalia,
Filippine, Georgia, Cecenia, Palestina ecc…, sono stati
per così dire messi in rete dagli Usa, che al tempo stesso
hanno avvisato gli amici di ieri ed i nemici di sempre, di una
guerra prossima ventura che seguirà l'infelice schema spettacolare
dello 'scontro tra civiltà'.
È ancora possibile parlare di civiltà? Gli Stati
Uniti d'America si accingono ad ingaggiare una vera e propria
crociata parodistica contro l'Islam? Cosa si cela dietro l'integralismo?
Qual è la vera funzione del terrorismo internazionale?
E' davvero solida l'alleanza tra Cina Russia e Usa? Gli interessi
Europei coincidono ancora con quelli americani? Rischiamo una
terza guerra mondiale? |
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La lotta di una generazione contro il fascismo e a favore di un ideale universale, la libertà
Un viaggio affascinante nella guerra civile spagnola (1936-1939), dallo scoppio al suo tragico epilogo, alla scoperta di alcune delle figure dei combattenti italiani per la libertà e in difesa della giovane Repubblica spagnola, delineate in 42 biografie ricche di foto e documenti d’epoca.
Le parole degli autori ci restituiscono storie e racconti di vite, di sogni e di ideali, di uomini che hanno immolato se stessi nel tentativo di opporsi al golpe del generale Francisco Franco e all’avanzata del fascismo in tutta Europa.
L’affascinante tentativo di recuperare la memoria di una generazione sepolta dall’oblio attraverso le parole dei figli e dei nipoti, in Italia e all’estero, e grazie a pazienti e lunghe ricerche tra le pagine piene di polvere degli archivi storici.
Un libro unico a cominciare dalla foto di copertina, scattata dal grande Robert Capa, che ritrae uno dei combattenti italiani, l’antifascista piacentino Dante Galli, di cui si racconta la vicenda.
In settant’anni mai nessuno era riuscito a scoprire nell’internazionale ritratto da Capa la figura di Galli. Una ricerca minuziosa compiuta dai due autori ha permesso di scoprire, dopo sette decenni, l’identità del protagonista di una foto che ha fatto il giro del mondo. pp. 144
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INFOSHOP
MAG6 - Via Sante Vincenzi, 13/a 42100 Reggio Emilia - ITALIA
- Tel./fax 0522 - 430307 - e-mail: 
Orario di apertura: dal lunedì al sabato: 09,15 - 12,30
e 15,00 - 18,45
CHIUSO: giovedì e sabato pomeriggio |
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