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Bambini vodù

Bambini vodù
La nascita nella religione dei Wacì del Togo

Bruno Gilli

Emi, 2004

Destinatari:
Per studiosi e per tutti coloro che sono interessati a riti e cerimonie delle religioni africane.

Recensione:
Un viaggio affascinante nel mondo dei segreti della cultura e del pensiero cosmologico dell'Africa occidentale attraverso l'esperienza religiosa dell'etnia wacì. In questo mondo religioso ricco di riti e di cerimonie, riveste un’importanza centrale la nascita di bambini e bambine con caratteristiche rare o eccezionali.

Parti podalici o gemellari, neonati dall’ombelico più largo del normale o con sei dita nelle mani e nei piedi, vengono accolti nella comunità mediante riti speciali che esprimono rispetto e timore. Sono considerati vere e proprie incarnazioni delle misteriose e sfuggenti potenze vodù: sono dei Vodù.

Grazie a questo studio, costato anni di ricerca, di raccolta di materiali e di contatti con iniziati, adepti, assistenti e ministri del culto, i riti e le cerimonie vodù ci svelano il complesso tessuto di relazioni simboliche del mondo wacì, e la qualità del Vodù: quella di essere, sembra, onnipotente. pp.256


Beica

Ariondela

Robi Droli, 1999

Splendido disco del trio vocale Ariondela, composto dalle bravissime Samuela Gallinari, Maria Adelaide Negrin e Alba Spera, autrici anche degli arrangiamenti.

I 15 brani appartengono tutti alla tradizione piemontese ad eccezione di 3 brani originali scritti da Maria Adelaide.

Il disco alterna canzoni d'amore a ninne nanne, filastrocche e proverbi, canzoni a ballo, un canto di mondine e un canto profano di contenuto religioso in lingua d'oc, registrato dal vivo.

E' verissimo ciò che scrive Renèe Poupeau sul libretto che accompagna il cd: "Ariondela, magìa donna di voci gaie, espressive, misteriose; un piacere visuale e sonoro che costringe all'ascolto". Per contatti: tel./fax 011-7764984


Beni comuni fra tradizione e futuro

Beni comuni fra tradizione e futuro

Interventi vari

Emi, 2004

Sommario:
Primo numero monografico della rivista "CNS-Ecologia Politica", dedicato ai rapporti tra beni comuni, privatizzazione, capitalismo e globalizzazione.

Recensione:
La rivista «CNS-Ecologia Politica» ha lo scopo di analizzare le relazioni interdisciplinari tra sistemi socioeconomici ed ecosistemi naturali, non limitandosi ad una trattazione tecnico-scientifica ma allargando l’analisi alle cause e alle conseguenze di natura culturale e politica sottese da tali relazioni.

La rivista intende dare voce a tutti coloro che – coinvolti nei conflitti di natura ecologica e sociale innescati dall’estensione del capitalismo su scala globale – intendono confrontarsi sulle ragioni di tali conflitti, prospettando progetti politici e pratiche sociali e individuali alternativi rispetto alle politiche neoliberiste e neocolonialiste oggi prevalenti.

Questo primo quaderno monografico è dedicato ai beni comuni sia quelli “tradizionali” (terra, foreste, zone dedite alla pastorizia, risorse idriche, aree protette, ecc.) sia ai nuovi beni comuni “globali” (tra cui biodiversità, risorse genetiche, conoscenza, spazio, oceani). pp.146


Brandelli d'Italia

Brandelli d'Italia

Giulietto Chiesa, Nicola Colaianni, Margherita Hack, Nerio Nesi e
Gianni Vattimo

Chimienti, 2005

L'analisi, critica e circostanziata, dell'attività politica e legislativa del governo;
la denuncia delle ragioni di un declino che non ha precedenti nella storia della Repubblica;
le proposte per la ricostruzione di un Paese ridotto a "brandelli".


Bush in Babilonia

Tariq Ali

Fazi

Lettera aperta dello scrittore anglo-pakistano e direttore della «New Left Review» al pubblico italiano dopo la strage dei carabinieri a Nassiriya. È l'introduzione all'edizione che esce oggi in Italia di «Bush in Babilonia» per Fazi editore.

L'Iraq è ancora oggi teatro di incredibili sofferenze, del tipo che solo esseri umani che agiscano per conto di stati e governi (autoritari e democratici) sono capaci di infliggere ad altri esseri umani.

L'Iraq, oggi, è il primo paese nel quale possiamo studiare l'impatto di una conquista e una colonizzazione datate ventunesimo secolo. (…)
Perché tante persone che si sono opposte attivamente alla guerra hanno assunto un atteggiamento passivo di fronte all'occupazione?


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